Perché solo un candidato su tre supera l’esame IVASS
Le percentuali di idoneità delle ultime sessioni sono pubbliche e raccontano una prova più selettiva di quanto si pensi. Qui analizziamo i numeri, le cinque ragioni per cui due candidati su tre non ce la fanno e cosa dice la ricerca scientifica sull’apprendimento su come prepararsi in modo efficace.
I numeri: tre sessioni, un candidato su tre
Nelle ultime tre sessioni la quota di candidati risultati idonei è oscillata tra il 30% e il 39% dei partecipanti effettivi. Il 2024 è stato l’anno migliore: 1.004 idonei su 2.571 presenti. Ma c’è un dato meno visibile: gli iscritti erano 3.775, quindi quasi un terzo non si è nemmeno presentato. Sommando chi rinuncia e chi non supera la prova, meno di un iscritto su tre esce dalla Fiera di Roma con l’idoneità.
E la platea è ampia: il Registro Unico degli Intermediari conta circa 192.929 collaboratori in sezione E — i subagenti che, per diventare agenti, devono passare da questa prova — a fronte di 25.206 agenti in sezione A, una popolazione in calo del 30% dal 2013. Il ricambio della professione passa da un esame che, oggi, promuove una minoranza.
Le cinque ragioni per cui la prova seleziona
1. Il database pubblico crea un’illusione di controllo
I 2.292 quesiti sono pubblici, con le risposte esatte. Sembra un vantaggio decisivo, e lo è — ma spinge verso la strategia sbagliata: memorizzare l’abbinamento tra domanda e risposta. All’esame le alternative vengono presentate in ordine diverso e i quesiti sono formulati su sfumature normative precise: chi ha imparato “la risposta B” senza capire perché, davanti alla stessa domanda con le opzioni rimescolate, esita o sbaglia. Il database va studiato come un programma da comprendere, non come un elenco da ricordare.
2. La penalità sugli errori e il tempo
Cinquanta quesiti in 75 minuti sono 90 secondi a domanda, e ogni errore costa mezzo punto. Chi non ha allenato il riflesso “se sto indovinando, lascio in bianco” arriva alla fine con un punteggio eroso da risposte date a sensazione. La soglia dei 60/100 si manca spesso per pochi punti — esattamente quelli persi con la penalità.
3. Un programma ampio e disomogeneo
Sette materie per il modulo assicurativo, dal diritto delle assicurazioni al diritto tributario, con pesi molto diversi nel database. Senza una mappa di quanto conta ciascuna materia, lo studio si distribuisce a caso: ore spese su argomenti marginali e lacune proprio dove si concentrano i quesiti.
4. Chi si prepara, lavora
La grande maggioranza dei candidati è già attiva in agenzia o in una rete distributiva. Il tempo di studio è serale, frammentato, spesso rimandato: la preparazione diventa episodica — intensa per qualche giorno, poi interrotta per settimane — che è la modalità meno efficace in assoluto per consolidare conoscenze normative.
5. Nessuno sa davvero quando è pronto
Senza simulazioni con il punteggio ufficiale, la sensazione di preparazione è inaffidabile: c’è chi si presenta convinto e si ferma a 52 punti, e chi rinuncia pur avendo le basi per superare la prova. Il terzo di iscritti che non si presenta è, in parte, il prezzo di questa incertezza.
Cosa dice la ricerca sull’apprendimento
Le scienze cognitive hanno una risposta chiara su come si consolida una conoscenza. La rassegna di Dunlosky e colleghi (2013), che ha valutato dieci tecniche di studio sulla base di centinaia di ricerche, ne ha individuate due a “utilità elevata”: il practice testing — mettersi alla prova con domande — e la pratica distribuita — studiare poco e spesso invece che molto e di rado. Paradossalmente, le tecniche più usate (rileggere, sottolineare, riassumere) sono risultate le meno efficaci.
Il motivo lo spiega il cosiddetto testing effect, documentato da Roediger e Karpicke (2006): richiamare attivamente un’informazione dalla memoria la consolida molto più che rileggerla. Nei loro esperimenti, a una settimana di distanza chi si era esercitato con prove di richiamo ricordava circa il 50% in più di chi aveva riletto lo stesso materiale più volte. A questo si aggiunge il valore del feedback immediato: sapere subito perché una risposta è sbagliata, con la norma di riferimento, trasforma l’errore in apprendimento invece che in una cattiva abitudine.
Tradotto per l’esame IVASS: il modo più efficace di studiare il database non è leggerlo, ma rispondere — regolarmente, con correzione immediata, distribuendo il lavoro nel tempo e tornando sistematicamente sugli errori.
Come non essere tra i due su tre
- Studia rispondendo, non rileggendo. Ogni sessione di studio deve essere una prova: quesiti veri, con spiegazione e fonte normativa per ogni risposta.
- Distribuisci il lavoro fino al giorno dell’esame. Un piano a ritroso dalla data della sessione, con un compito preciso ogni giorno, batte qualsiasi maratona finale.
- Allena la penalità. Simulazioni con il punteggio ufficiale (+2, 0, −0,5) finché la scelta tra rispondere e omettere diventa automatica.
- Torna sugli errori. Gli errori ricorrenti indicano dove il rendimento dello studio è massimo: vanno raccolti e ripassati finché non spariscono.
- Misura la preparazione. Un indicatore oggettivo, costruito sui risultati reali, dice quando si è da idoneità — e toglie dal tavolo sia l’illusione sia la rinuncia.
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- Comunicati IVASS sugli esiti delle prove; elaborazioni EsameRui.it (11/11/2024) e KTS Finance sugli esiti 2023-2025
- Elaborazioni su dati del Registro Unico degli Intermediari (IOAssicuro, 23 settembre 2025)
- IVASS, Provvedimento n. 165 del 2 dicembre 2025 — Indizione della prova di idoneità per l'iscrizione nelle sezioni A e B del RUI, anno 2026
- Dunlosky J., Rawson K.A., Marsh E.J., Nathan M.J., Willingham D.T. (2013), “Improving Students' Learning With Effective Learning Techniques”, Psychological Science in the Public Interest, 14(1)
- Roediger H.L., Karpicke J.D. (2006), “Test-Enhanced Learning: Taking Memory Tests Improves Long-Term Retention”, Psychological Science, 17(3)
- Cepeda N.J., Pashler H., Vul E., Wixted J.T., Rohrer D. (2006), “Distributed practice in verbal recall tasks: A review and quantitative synthesis”, Psychological Bulletin, 132(3)